The Spice extends life/ The Spice expands consciousness/ The Spice is vital to space travel/ Travelling without moving...
utente anonimo in Dalle fredde campagn...
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Finita la parentesi "relax" di Goa (alla fine ho trovato un localino dove suonavano ottima trance tutte le sere), un bus notturno mi porta a Mumbay (ex Bombay): l'esperienza e' traumatica: mi tocca (non) dormire nella cuccetta con un indiano che ha un'incontrollabile tendenza ad allungare mani e gambe su di me nel sonno..
Bombay e' la tipica grande metropoli. Inquinatissima, mare sporco, casino. Non e' disastrosa come Delhi, ma non ha il fascino di Calcutta. In compenso sulla spiaggia per al prima volta ho conosciuto un indiano col quale si puo' tenere una conversazione diversa dal "you wanna buy my stuff?", "no". Non a caso odia l'India.
Volo Mumbay-Jaipur, e ritorno nella "vera" India. Rajasthan, un bagno di colori, odori, traffico, polvere e un'orda di indiani che ti rompono i coglioni ad ogni angolo della strada. Ho conosciuto degli indiani "acculturati" coi quali ho passato una serata (a casa loro): mi hanno pagato cena, birre, discoteca, e hotel! Erano molto simpatici, ma tutto cio' mi puzzava. Infatti a notte fonda mi hanno chgiesto se mi interessava portare in italia delle pietre preziose (vedi "gem scam" sulla Lonely Planet). Cosi' mi sono accordato per vederli la mattina dopo...mi sono alzato presto e sono scappato!
Ora sono a Pushkar, alla fiera dei cammeli! E' una cosa impressionate, ci saranno almeno 10000 cammelli..e un delirio di gente..

Alla fine e' solo un nome..ma devo ammettere che quando l'aereo decolla con destinazione Goa...sono un po' emozionato. E' solo un nome...ma e' il posto da cui e' iniziato tutto e sara' bello...anche solo vederlo...
Goa, tuttavia, mi riserva un'accoglienza a dir poco....tempestosa: la stagione dei monsoni e' finita da un po', ma quando l'aereo comincia la discesa diviene chiaro che l'atterraggio non sara' una faccenda rilassante: siamo finiti nel mezzo di una tempesta coi fiocchi, tuoni fulmini, l'airbus balla come un dannato e alla fine atterriamo in una pista completamente allagata....
Pare che una roba del genere non si vedesse da un po', la corrente elettrica e' saltata in tutto lo stato e non tornera' prima di due giorni. Miracolosamente recupero un passaggio con tre ragazzi indiani e riesco a raggiungere il posto in cui mi aspettano Rod (lo scozzese), Patricja (una ragazza olandese che avevam conosciuto a Delhi) e una coppia di inglesi che Rod ha recuperato per strada : hanno affittato una casa ad Anjuna Beach (si' si'...proprio quella da cui prende il nome l'etichetta di A&B) e mi trasferisco li' con loro. Rod..che non si smentisce mai, propone di concludere la serata giocando a carte a lume di candela: il gioco e' un "drinking game" di sua invenzione, e in poco tempo siamo tutti....allegri..
Purtroppo Goa non è piu' l'epicentro della scena trance qua in India, e gli unici parties decenti pare siano a fine dicembre. Pero' sorseggiare un aperitivo guradando il tramonto seduti in spiaggia, mentre il dj suona dell'ottima psy, fa sempre piacere.
I paesaggi sono da cartolina, e l'atmosfera e' rilassata. L'unico modo per muoversi qua e' noleggiare una moto: certo l'India non e' il posto migliore per imparare a guidarne una, ma non sono ancora morto...

Un po’ tutti avevano cercato di dissuadermi dall’andare a Calcutta: e’ sporca, e’ caotica, e’ peggio di Delhi, non c’e’ nulla da vedere, etc, etc….
Aggiungiamoci gli stereotipi cristianeggianti da “Madre Teresa” e uno non si aspetta altro che una baraccopoli dove tutti muoiono di fame..
Invece…invece…Calcutta si rivela la migliore (o forse dovrei dire la meno peggio) delle citta’ visistate in India: arrivo alla stazione la mattina presto, e subito un paio di taxisti si fanno sotto per vendermi una corsa al triplo del dovuto. Ma sono SOLO un paio…e me li levo di torno in fretta, nulla al paragone con Delhi o Varanasi. Il traffico e’ caotico….ma pare quasi ordinato al confronto con quanto ho visto nel resto dell’india: praticamente non ci sono tuk-tuk, rickshaw, mucche in mezzo alla strada etc. Sembra quasi una citta’ normale…dove le strade sono percorse da…automobili (certo…il 90% delle auto sono Ambassador, reperti british anni 70, ma pur sempre automobili). L’impronta britannica si vede chiaramente nell’urbanistica: la citta’ pare progettata con un senso, i viali sono ariosi, ci sono molti parchi…e il tutto ha un certo fascino, di stampo diciamo…coloniale (bellissimo il Victoria Memorial, un ibrido tra il Taj Mal e la cattedrale di St. Paul). C’e’ pure una metropolitana funzionante! Certo…non si puo’ dire sia una citta’ pulita, ne’ poco inquinata…ma ci si puo’ camminare tranquillamente, quasi come in una citta’ europea. L’atmosfera mi ricorda Bangkok…e infatti mi piace..
Inoltre, trattandosi di una grande metropoli ci sono tutti I confort che uno vuole: tipo io oggi mi sono avventato come un pazzo verso pizza hut e ho speso in pizze tre volte tanto quello che spendo a dormire…
E’ un peccato che domani me ne debba gia’ andare. Tuttavia non mi lamento, ho un volo prenotato per Goa, dove mi aspettano spiagge di sabbia bianca, palme, goa trance (of course!) e Rod (lo scozzese), che mi ha gia’ prenoatato una stanza e una decina di birre per la serata. Aiuto!

Dopo otto ore sul tetto del bus, questa volta nei sacchi a pelo per non gelare di feddo, arriviamo a Pokhara, ridente cittadina sulle rive di un lago nel quale, teoricamente, si specchia la catena montuosa dell' Annapurna (diversi picchi da oltre
Appena scesi dal bus veniamo assaliti da taxisti e proprietari di hotel che vogliono venderci di tutto (siamo di nuovo in India??) e Owen (l'irlandese) ci regala una perla:
Venditore: "you good man...i have a nice room for you in my hotel"
Owen: "Who told you i am a good man? Actually, I killed two persons in my life already."
Alla fine ci sistemiamo con le tende (una di Owen e una rubata al rave) in un prato sul lago. Pokhara e' un posto estremamente turistico, ma l'atmosfera e' molto rilassata, cosi passiamo un paio di giorni a cazzeggiare sul lago..
L'idea e' poi quella di fare un trek piu' o meno lungo sui sentieri dell'Annapurna. La scelta cade su un trek di 5 giorni che dovrebbe, teroricamente, portarci al campo base dell'Annapurna, a metri 4000 e passa. Di fatto io non ci sono mai arrivato: i miei compagni di camminata erano senza speranza(gli inglesi sembrava non avessero mai visto montagne in vita loro) e dopo un po' ho realizzato che ci sarebbero voluti almeno 15 giorni al loro ritmo, e son tornato giu', facendo in una mattina cio' che avevamo camminato, all'andata, in tre giorni. Dopo nemmeno tre ore ero su un bus per il confine, con destinazione Calcutta..
Comunque il trek e' stato molto interessante. Al di la' dei paesaggi, eccezionali, la gente e l'atmosfera fanno la differenza: abbiamo dormito in posti in cui non arriva la corrente elettrica: che roba...e' qualcosa che noi non possiamo nemmeno immaginare: si va a dormire alle 6 del pomeriggio e ci si sveglia alle 5 del mattino...perche' non c'e' altro da fare. E poi..camminare e incontrare dei bambini, impeccabilmente in divisa, che vanno a scuola al villaggio di sopra: ogni giorno devono camminare 5 kilometri e guadare un torrentello...ma poi ci parli e sanno l'inglese meglio di qualsiasi loro coetaneo italiano....