The Spice extends life/ The Spice expands consciousness/ The Spice is vital to space travel/ Travelling without moving...
utente anonimo in Dalle fredde campagn...
2Luca in Dalle fredde campagn...
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Dalla finestra di camera mia guardo il sole scendere dietro le alpi marittime...e il cielo colorarsi di un rosa intensissimo, e mi tornano in mente i tanti tramonti davanti ai quali sono rimasto senza fiato nei passati tre mesi: sopra la città blu in Rajasthan, sulle spiagge di Goa, tra i picchi del Nepal, dietro il Taj Mahal, in qualche sporca e caotica metropoli indiana, nella magica Petra, sul lungomare di Haifa o Tel Aviv, sui tetti della stupenda Gerusalemme, ad un rave party nel deserto del Negev..
E come spesso capita, tornando dall'altra parte del mondo ti riscopri ad apprezzare tanti piccoli dettagli del posto in cui sei nato, tante cose cui di solito non fai caso preso dalla routine di ogni giorno. E il sole che - tra mille sfumature di colore - scende dietro il Monviso ti sembra aver poco da invidiare a certi tramonti visti sull' Himalaya. Per questo viaggiare è bello, anche quando il viaggio è finito, ed è nient'altro che un insieme di lontane memorie..
E perchè, un certo tipo di viaggiare, ti fa capire quanto sei fortunato ad essere nato in una società - quella occidentale - che con i tutti i suoi difetti, di viaggiare ti dà la possibilità, ti permette di conoscere il bello, e il brutto delle altre culture, delle altre società..
Che posso dire a consuntivo:
Israele: 10 e lode. Tutto ciò che mia spettavo e anche di più. Forse il miglior posto in cui sia mai stato. E Gerusalemme, di certo la città più emozionante che abbia mai visto. Di solito non torno due volte nello stesso posto...perchè il mondo è così grande che non basta la vita intera a vederlo tutto, ma sono sicuro che per Gerusalemme farò un'eccezione. Prestissimo.
Israele mette insieme il fascino dell'est con i comfort dell'ovest, e forse la spiegazione della sua attrattiva è tutta qua. O forse sono le migliaia di anni di storia, le diverse culture e religioni che in un angolo si combattono all'ultimo sangue, e nell'altro convivono fraternamente. Forse sono gli stupendi panorami, il fatto che in uno stato così piccolo ci siano deserti, colline, il punto più basso della terra,il mar nero e il mar rosso.. il fatto che in un'ora di macchina passi da una metropoli occidentale (Tel Aviv) and un villaggio arabo in odore di guerra (Ramallah). O forse sono tutte quelle bellissime ragazze in divisa verdeoliva ed M16 a tracolla..
O forse è la gente: gli israeliani sono stati la sorpresa più bella, in Israele, ma anche in India: lungi dalla loro fama di persone rudi e asociali, almeno con me, si sono dimostrati eccezionalmente ospitali e amichevoli. Forse perchè dimostravo di capire la loro realtà, di persone in fondo occidentali come noi, che lottano ogni giorno per vivere una vita normale.. (e questo a prescindere da considerazioni di natura politica, parlo riferendomi alla gente comune).
Inoltre Israele ha un altro eccezionale elemento che lo rende attrattivo: la sua presunta (ma in realtà inesistente) pericolosità. E' come un filtro: taglia fuori tutte quelle persone che non sono sufficientemente "open-minded" da anteporre la curiosità al timore, o semplicemente non sono sufficientemente intelligenti da comparare le statistiche dei morti in incidenti stradali con quelle dei morti in attentati. E così chi in Israele ci va lo stesso, nonostante le campagne mediatiche terroristiche (quello sì) e i warning dell’ambasciata è, nella maggior parte dei casi, non un turista stile “been there, done that”, ma un viaggiatore. Una persona con cui, magari, in 10 minuti ti ritrovi a sorseggiare un te discutendo di politica e religione..
India: overwhelming. E non mi viene una traduzione decente per il termine. Eccessiva, in tutto. Nella bellezza, e nel casino. Emozionante. E preoccupante. Da vedere. Tutti dovrebbero andare in India. E molti smetterebbero di lamentarsi per delle stronzate, come facciamo ogni giorno. E capirebbero quanto sono fortunati a essere nati a Cuneo, o in qualsiasi angolo del mondo occidentale. L'India ti fa riflettere, in certi momenti, su quanto maestosa ed emozionante sia la natura. E sempre l'India ti fa riflettere su quanto la natura sia fragile e su quanto preoccupante sia la situazione in quelle parti del mondo: camminando per le strade di Delhi, dove l'auto più moderna risale più o meno agli anni 70 ed un cestino per la spazzatura è un concetto astratto ti chiedi se abbia un senso spendere miliardi di soldi e risorse umane per progettare auto Euro 5 o fare la raccolta differenziata. Non sono mai stato ambientalista, o particolarmente sensibile a queste tematiche, ma sono tornato di là con addosso un notevole pessimismo sul futuro del pianeta..
Per il resto in India, stupenda da un punto di vista culturale e naturalistico, è mancato un aspetto fondamentale: il contatto con la gente del posto. E’ triste, ma come ho già scritto, per il 90% delle persone in India gli occidentali sono Bancomat che camminano (“walking ATMs” rende meglio). Ed è difficile tenere una conversazione con delle persone che sono interessate solo ai tuoi soldi, e purtroppo questo è vero non soltanto per le persone di estrazione sociale più bassa.
Ciononostante sono tanti gli aspetti della “cultura” indiana che ho trovato interessanti: in primis la capacità di “vivere il momento”, di passare magari un’intera giornata seduti davanti alla propria bottega a guardare la gente che passa, la capacità di lasciare da parte le preoccupazioni e vivere senza fretta. Tutte cose che nel mondo occidentale abbiamo dimenticato: io per primo mi rendo conto di non riuscire mai ad essere sereno, di non riuscire a star fermo senza pensare a “qualcosa da fare”. E in questo forse li invidio un po’. Ma continuo a ringraziare di essere nato in Occidente. Dove “two minutes” significa due minuti. Non due ore.
In conclusione: esperienza fantastica, anche se troppo breve (lunga per un italiano, ma brevissima se paragonata ai viaggi medi di inglesi, australiani, etc..). Ma ti fa riflettere se abbia un senso la routine di tutti giorni. O se forse il vero coraggio sia scegliere di fare lo stesso lavoro e di vedere le stesse persone per 40 anni della tua vita. Invece di vivere un’avventura nuova ogni giorno..
Buon Viaggio

Cronaca ultraritardata degli ultimi giorni di viaggio:
Non posso lamentarmi: l'estate quest'anno è durata sino a fine novembre, e ogni tanto...mentre al tramonto facevo il bagno nelle caldissime acque del mare arabico, ad Anjuna Beach, mi sorprendevo nel constatare che era metà novembre...e nel pensare che freddo boia doveva fare in quel momento in Italia..
Comunque, dopo la fuga rocambolesca (di cui sopra, causa incontro con la mafia locale che voleva farmi esportare pietre preziose senza passare per la dogana) da Jaipur, mi son rifugiatoa Ajmer (cittadina sporca e triste, ma con una lago decente) che ho usato come base per una visita a Pushkar, dove si teneva la fiera dei cammelli, di cui sopra. Al di là dell'evento, spettacolare, la città stessa è davvero bella: sulle sponde di un lago....si caratterizza per i gaths (le gradinate che scendono nel lago), come Varanasi, ma a differenza di Varanasi, ha un che di più rilassato...e - volendo - spirituale. O forse è solo che sto lago non è sporco come il Gange
Il giorno dopo mi sposto a Jodhpur con un bus, su cui incontro Tanya, ragazza inglese con cui passo il resto dei giorni in Rajasthan. Jodhpur, la città blu, è senza dubbio la parte più bella dei miei giorni in Rajasthan: il forte imponente, i contrasti di colori, gli spettacolari tramonti con il sole rosso che si abbassa su una distesa di case tutte blu..
Un treno mi riporta a Delhi: il solito delirio, ma ormai ci ho fatto l'abitudine. Gli ultimi giorni passano veloci dedicandomi allo shopping più sfrenato.
Il ritotno in Italia è traumatico: in circa 10 ore passo da Delhi (25 gradi, sole) a Doha (35 gradi, sole) a Milano (8 gradi, diluvio universale).
Ma è una piacevole sensazione uscire dall'areoporto senza venire assaliti da 20 persone al grido di "taxi ride, tuk tuk ride, very cheap price"...

Finita la parentesi "relax" di Goa (alla fine ho trovato un localino dove suonavano ottima trance tutte le sere), un bus notturno mi porta a Mumbay (ex Bombay): l'esperienza e' traumatica: mi tocca (non) dormire nella cuccetta con un indiano che ha un'incontrollabile tendenza ad allungare mani e gambe su di me nel sonno..
Bombay e' la tipica grande metropoli. Inquinatissima, mare sporco, casino. Non e' disastrosa come Delhi, ma non ha il fascino di Calcutta. In compenso sulla spiaggia per al prima volta ho conosciuto un indiano col quale si puo' tenere una conversazione diversa dal "you wanna buy my stuff?", "no". Non a caso odia l'India.
Volo Mumbay-Jaipur, e ritorno nella "vera" India. Rajasthan, un bagno di colori, odori, traffico, polvere e un'orda di indiani che ti rompono i coglioni ad ogni angolo della strada. Ho conosciuto degli indiani "acculturati" coi quali ho passato una serata (a casa loro): mi hanno pagato cena, birre, discoteca, e hotel! Erano molto simpatici, ma tutto cio' mi puzzava. Infatti a notte fonda mi hanno chgiesto se mi interessava portare in italia delle pietre preziose (vedi "gem scam" sulla Lonely Planet). Cosi' mi sono accordato per vederli la mattina dopo...mi sono alzato presto e sono scappato!
Ora sono a Pushkar, alla fiera dei cammeli! E' una cosa impressionate, ci saranno almeno 10000 cammelli..e un delirio di gente..

Alla fine e' solo un nome..ma devo ammettere che quando l'aereo decolla con destinazione Goa...sono un po' emozionato. E' solo un nome...ma e' il posto da cui e' iniziato tutto e sara' bello...anche solo vederlo...
Goa, tuttavia, mi riserva un'accoglienza a dir poco....tempestosa: la stagione dei monsoni e' finita da un po', ma quando l'aereo comincia la discesa diviene chiaro che l'atterraggio non sara' una faccenda rilassante: siamo finiti nel mezzo di una tempesta coi fiocchi, tuoni fulmini, l'airbus balla come un dannato e alla fine atterriamo in una pista completamente allagata....
Pare che una roba del genere non si vedesse da un po', la corrente elettrica e' saltata in tutto lo stato e non tornera' prima di due giorni. Miracolosamente recupero un passaggio con tre ragazzi indiani e riesco a raggiungere il posto in cui mi aspettano Rod (lo scozzese), Patricja (una ragazza olandese che avevam conosciuto a Delhi) e una coppia di inglesi che Rod ha recuperato per strada : hanno affittato una casa ad Anjuna Beach (si' si'...proprio quella da cui prende il nome l'etichetta di A&B) e mi trasferisco li' con loro. Rod..che non si smentisce mai, propone di concludere la serata giocando a carte a lume di candela: il gioco e' un "drinking game" di sua invenzione, e in poco tempo siamo tutti....allegri..
Purtroppo Goa non è piu' l'epicentro della scena trance qua in India, e gli unici parties decenti pare siano a fine dicembre. Pero' sorseggiare un aperitivo guradando il tramonto seduti in spiaggia, mentre il dj suona dell'ottima psy, fa sempre piacere.
I paesaggi sono da cartolina, e l'atmosfera e' rilassata. L'unico modo per muoversi qua e' noleggiare una moto: certo l'India non e' il posto migliore per imparare a guidarne una, ma non sono ancora morto...

Un po’ tutti avevano cercato di dissuadermi dall’andare a Calcutta: e’ sporca, e’ caotica, e’ peggio di Delhi, non c’e’ nulla da vedere, etc, etc….
Aggiungiamoci gli stereotipi cristianeggianti da “Madre Teresa” e uno non si aspetta altro che una baraccopoli dove tutti muoiono di fame..
Invece…invece…Calcutta si rivela la migliore (o forse dovrei dire la meno peggio) delle citta’ visistate in India: arrivo alla stazione la mattina presto, e subito un paio di taxisti si fanno sotto per vendermi una corsa al triplo del dovuto. Ma sono SOLO un paio…e me li levo di torno in fretta, nulla al paragone con Delhi o Varanasi. Il traffico e’ caotico….ma pare quasi ordinato al confronto con quanto ho visto nel resto dell’india: praticamente non ci sono tuk-tuk, rickshaw, mucche in mezzo alla strada etc. Sembra quasi una citta’ normale…dove le strade sono percorse da…automobili (certo…il 90% delle auto sono Ambassador, reperti british anni 70, ma pur sempre automobili). L’impronta britannica si vede chiaramente nell’urbanistica: la citta’ pare progettata con un senso, i viali sono ariosi, ci sono molti parchi…e il tutto ha un certo fascino, di stampo diciamo…coloniale (bellissimo il Victoria Memorial, un ibrido tra il Taj Mal e la cattedrale di St. Paul). C’e’ pure una metropolitana funzionante! Certo…non si puo’ dire sia una citta’ pulita, ne’ poco inquinata…ma ci si puo’ camminare tranquillamente, quasi come in una citta’ europea. L’atmosfera mi ricorda Bangkok…e infatti mi piace..
Inoltre, trattandosi di una grande metropoli ci sono tutti I confort che uno vuole: tipo io oggi mi sono avventato come un pazzo verso pizza hut e ho speso in pizze tre volte tanto quello che spendo a dormire…
E’ un peccato che domani me ne debba gia’ andare. Tuttavia non mi lamento, ho un volo prenotato per Goa, dove mi aspettano spiagge di sabbia bianca, palme, goa trance (of course!) e Rod (lo scozzese), che mi ha gia’ prenoatato una stanza e una decina di birre per la serata. Aiuto!

Dopo otto ore sul tetto del bus, questa volta nei sacchi a pelo per non gelare di feddo, arriviamo a Pokhara, ridente cittadina sulle rive di un lago nel quale, teoricamente, si specchia la catena montuosa dell' Annapurna (diversi picchi da oltre
Appena scesi dal bus veniamo assaliti da taxisti e proprietari di hotel che vogliono venderci di tutto (siamo di nuovo in India??) e Owen (l'irlandese) ci regala una perla:
Venditore: "you good man...i have a nice room for you in my hotel"
Owen: "Who told you i am a good man? Actually, I killed two persons in my life already."
Alla fine ci sistemiamo con le tende (una di Owen e una rubata al rave) in un prato sul lago. Pokhara e' un posto estremamente turistico, ma l'atmosfera e' molto rilassata, cosi passiamo un paio di giorni a cazzeggiare sul lago..
L'idea e' poi quella di fare un trek piu' o meno lungo sui sentieri dell'Annapurna. La scelta cade su un trek di 5 giorni che dovrebbe, teroricamente, portarci al campo base dell'Annapurna, a metri 4000 e passa. Di fatto io non ci sono mai arrivato: i miei compagni di camminata erano senza speranza(gli inglesi sembrava non avessero mai visto montagne in vita loro) e dopo un po' ho realizzato che ci sarebbero voluti almeno 15 giorni al loro ritmo, e son tornato giu', facendo in una mattina cio' che avevamo camminato, all'andata, in tre giorni. Dopo nemmeno tre ore ero su un bus per il confine, con destinazione Calcutta..
Comunque il trek e' stato molto interessante. Al di la' dei paesaggi, eccezionali, la gente e l'atmosfera fanno la differenza: abbiamo dormito in posti in cui non arriva la corrente elettrica: che roba...e' qualcosa che noi non possiamo nemmeno immaginare: si va a dormire alle 6 del pomeriggio e ci si sveglia alle 5 del mattino...perche' non c'e' altro da fare. E poi..camminare e incontrare dei bambini, impeccabilmente in divisa, che vanno a scuola al villaggio di sopra: ogni giorno devono camminare 5 kilometri e guadare un torrentello...ma poi ci parli e sanno l'inglese meglio di qualsiasi loro coetaneo italiano....

Avendo mancato il bus - come detto nel post precedente - mi ero ormai rassegnato all'idea di non andare al rave. Tuttavia a colazione scopro che i miei compagni di viaggio (due inglesi ed un irlandese) sono provetti raver: rapido check in internet per recuperare la location, rifornimento di vodka&redbull (
La location e' azzeccatissima: una foresta sulla cima di una collina, circondata da alte montagne. L'illuminazione e le decorazioni sono perfette: e' ormai buio e i laser si stagliano sugli alberi secolari con un effetto..magico! Le decorazioni e i dipinti psichedelici fanno il resto! Contrattiamo il biglietto d'ingresso, ottenendolo per 1000 rupie (circa 10 euro) anziche' 2500 (ma in fondo ci siam persi una notte), sistemiamo la tenda (una in sei...ma ce la faremo bastare) e andiamoal main stage.
Il lineup e' composto principalmente di dj nepalesi e indiani, con qualche israeliano a fare da intermezzo: onestamente non conoscevo un singolo nome sulla lista, ma si capisce subito che il sound e' valido: dalle sei sino a mezznotte il sound e' tipicamente full on, in un crescendo sempre piu' psichedelico: in particolare strabilinate e' il set di un certo Edale, dj nepalese: suona due ore...un set di un'energia pazzesca, non riesco a fermarmi un secondo, nonostante la fame e il mal di gola! Dopo mezzanotte il sound si fa sempre piu' veloce e duro: alla fine diventa vera e propria dark-trance, genere che a me non fa impazzire, ma - complice la vodka&redbull - ballo sino alle
Che dire, gran bell'evento, bella musica, bella location, e gradita sorpresa la qualita' dei dj locali e la cultura trance dei locals in genere. Il 4 novembre c'e' un festival a Pokhara..sempre in Nepal. Gli inglesi sembrano dell'idea...

Cosi si intitola il capitoletto relativo ai bus nepalesi sulla Lonely Planet, con riferimento all'abitudine dei locals di viaggiare sul tetto dei bus, allorche' non sia piu' possibile stipare altri passeggeri all'interno del bus stesso. Ovviamente la cosa e' fortemente sconsigliata sulla guida...cosi' come e' sconsigliato viaggiare in bus di per se' (la mortalita' per incidenti di bus e' 30 volte piu' alta che in occidente, altroche' bombe sui bus israeliani!), ma, ahime', il bus e' l'unico mezzo di trasporto disponibile in Nepal!!
Dopo un estenuante viaggio in treno (sleeper class as usual) da Varanasi al confine (in compagnia degli olandesi) e una notte passata in hotel sul confine stesso mi sistemo su uno di questi temibili bus, con destinazione Kathmandu. Il bus e' stracarico...dopo un po' l'aria diviene irrespirabile, non c'e' spazio per le gambe cosi', insieme ai due irlandesi e alle due austriache conosciuti la sera prima...decidiamo di fare la cazzata e ci sistemiamo tra i bagagli del portapacchi sul tetto! Beh..non siamo morti (ma sulla strada abbiamo incontrato due altri bus capottati!) e il viaggio e' stato semplicemente mozzafiato: dal confine a Kathmandu sono otto ore di viaggio..e i paesaggi atrraverso cui il bus viaggia sono indescrivibili...l'aria e' fresca e non c'e' nulla di piu' bello che lasciar vagare lo sguardo sorseggiando una birra svaccati sul tetto di un bus!
Alla fine siamo arrivati a Kathmandu la sera, troppo tardi per prendere il bus per il rave cui volevo andare (anche se provero' a cercare un passaggio oggi), ma l'atmosfera che si respira qua mi piace parecchio: non ne potevo piu' del casino, del caldo e della gente dell'India...e qui e' un altro mondo: fa fresco, c'e' quell'aria di montagna che ti fa sentire a casa, si mangia bene (ieri sera bisteccazza e Tuborg.!!), la citta' e' pulita...e puoi camminare per diverse centinaia di metri senza che nessuno cerchi insistentemente di venderti qualcosa. Un generale l'atmosfera e' molto piu' rilassata..
Penso che ci rimarro' per un po'...

Holiest of holy cities...la capitale spirituale dell' India dove tutti vogliono morire onde guadagnare karma e non reincarnarsi in una marmotta handicappata...
A prima vista e’ un gran casino, poi e’ pure peggio...
Il Gange (o Ganga, come lo chiamano loro) e letteralmente una discarica pubblica...e allo stesso tempo una sorgente d’acqua multi-purpose: ci buttano dentro rifiuti, ceneri di corpi cremati, cadaveri non cremati, poi ci lavano i panni la mattina...ci fanno il bagno (!!!) e si dice che in qualche villaggio ne bevano pure l’acqua. Onde porre parziale rimedio all’inquinamento mostruoso delle acque hanno costruito dei giganteschi impianti di depurazione (che comunque servono a poco-nulla) che succhiano una quantita’ folle di elettricita’. Risultato : ogni giorno tutta Varanasi e senza corrente elettrica per 15 ore!! Geniale!
Come se non bastasse e’ pieno di gente che cerca di fotterti soldi in ogni modo possibile, ma questa pare una caratteristica dell’india, mi ci sto abituando e mi trovo a usare le parole « fuck » e « fucking » con grande frequenza ogni volta che devo interfacciarmi con sti simpaticoni...
Pero i gath, le gradinate sul fiume, sono uno spettacolo ...e ancora piu’ spettacolare e’ camminarci e guaradre la miriade di persone che li popolano..
Ieri sera poi siamo andati in barca sul Gange a vedere le cerimonie che fanno sui Gath per la chiusura di un festival : gran bello spettacolo anche se, per me, come « citta’ sacra » Varanasi manca di quella spiritualita’, di quella magia che c’e’ a Gerusalemme...
Nevertheless, cittadella interessante...

Stavolta giuro che smetto di lamentarmi dell’inefficienza di Trenitalia.
Treno Agra-Varanasi, 12 ore di viaggio, le opzioni vanno dalla 1a classe spaccaculi per 1500 rupie (30 euro) alla “sleeper class”, ovvero vagoni simil trasporto bestiame per I locali, dove lo stesso viaggio costa nemmeno 5 euro. Essendo notoriamente tirchio, la scelta e’ facile: solo dopo aver prenotato leggo sulla Lonely Planet che la sleeper class e’ sconsigliata per I turisti, dati i pochissimi comfort e soprattutto i frequenti furti di bagaglio. Argh!
Fortunatamente in ostello incontro tre olandesi e due australiane che hanno avuto la mia stessa pessima idea: almeno non viaggero’ solo. Non sono nel loro stesso vagone…ma mi avvio fiducioso verso il tipo indiano seduto vicino a loro, convinto che 100 rupie (2 euro, ma pari a 3 giorni della paga media qua) “will do the trick”. Improvvisamente lo stronzo si ricorda che esiste una legge (concetto che la maggior parte degli indiani ignora) e “not allowed changing seat” e “you go to jail” e resiste imperterrito ai miei insistenti tentativi di corruzione…che si spingono sino ad offrire 200 rupie (4 euro!!). Nulla da fare…mi avvio desolato verso il mio vagone, dove sono l’unico occidentale! Come se non bastasse al mio posto c’e’ un tipo seduto. Provo a spiegargli la cosa..ma niente, l’inglese gli e’ avulso. Pero’ e’ gentilissimo e a gesti mi spiega che possiamo sederci in due sul sedile e dormire in due nella cuccetta (loro riescono a far stare 10 persone in un tuk-tuk, quindi nessuna sorpresa) in cui – per inciso – io non riuscirei a stare manco da solo. Sono ormai rassegnato quando compaiono dei poliziotti (fanno la ronda tutta la notte sul treno), con un fucile di produzione locale grande come almeno due AK-47 : guardano il mio biglietto e sbattono via il tipo a calci. Bene! Cerco di sistemarmi nella cuccetta usando lo zainone come schienale (cosi mi accorgo se me lo fottono) e in tal modo mi nego ogni residua possibilita’ di coricarmi : pazienza, dormiro’ seduto..
Mi assopisco ma dopo poco tempo mi risveglio : c’e’ un tipo indiano seduto sulle mie gambe !! Senza fare complimenti si corica di fianco a me.. dicendo semplicemente « sleeping ». Questo qua vuol fottermi il bagaglio – penso – e mi sforzo in ogni modo di non addormentarmi : fortuntamente dopo poco ripassa la polizia ed e’ tutto uno spettacolo di grida urla e botte al tipo.
Ennesimo tentativo di addormentarmi...e per l’ennesima volta mi sveglio : urla e grida...la polizia sta manganellando un tipo vicino alla mia cuccetta il quale probabilmente aveva guardato con interesse il mio bagaglio (spero non altro...). A sto punto e’ davvero troppo... non riesco piu’ a chiudere occhio sino alla mattina dopo... che dramma!!
Non vedo l’ora di tornare alla quiete della linea ferroviaria Cuneo-Torino…